martes, 29 de septiembre de 2009

È così sola la Poesia ovvero L'orecchio musicale del poeta.

 

al italiano por maria antonietta ferro


È così sola la Poesia ovvero L'orecchio musicale del poeta.

(Pubblicato sul settimanale culturale Areito del quotidiano HOY della Repubblica Dominicana il 14 e il 21 luglio 2007)
   di Guido Riggio Pou


“Che le parole siano scritte dalla musica” (Mozart)
Se esiste un essere esiliato, un essere incompreso, notoriamente assente nella critica attuale delle opere poetiche, questo è la musica.

È sufficiente leggere gli scritti che nell'ambito della critica letteraria vengono pubblicati, per renderci conto che l'aspetto più fondamentale della poesia e fonte delle sue origini, la musica, resta estraneo a qualsiasi considerazione.

E non a caso, perché la musica, il ritmo interno e temporale che si snoda lungo l'intera composizione poetica, è elemento estraneo alla produzione letteraria dei nostri giorni; e nello stesso tempo, per il carattere impalpabile della sua presenza, è un fondamento difficile da apprezzare all'interno della sottostante struttura della creazione.

Pochi poeti e ancora meno critici sono pienamente consapevoli del fatto che il germe di qualsiasi buona poesia ha la sua origine nella musica. Forse perché l'orecchio musicale, la capacità uditiva e percettiva necessaria a identificare gli schemi di ritmo, colore ed essenza musicale, si è perso col tempo.

Ciò a causa della grande confusione estetica generata dalla vasta e debordante produzione letteraria esistente, nella quale abbonda ogni giorno di più un’errata e incessante ricerca di originalità, e del conseguente abbandono dei fondamenti classici che delineano la bellezza.
Aggravato, per di più, dalla facilità di accesso ai mezzi di diffusione di opere carenti di valore ed erroneamente valutate e esaltate da "qualificati esponenti" della critica.


È così che a poco a poco stanno sfumando i contorni estetici che definiscono la poesia. Sembra come se avessimo dimenticato che la musica con i suoi suoni e i suoi silenzi, con la sua armonia la sua bellezza, è l'essenza nella quale si annida lo splendore di qualsiasi buona lirica.

Considerare solo l'aspetto che riguarda la comunicazione dell'idea e trascurare il fondamento sonoro della lingua, armonioso veicolo su cui deve cavalcare l’ idea, significa ignorare che il pensiero anela – visceralmente -a incontrare nella parola che lo incarna la musica esatta che lo esalti.

Perché solo così, grazie all'incontro dell'idea con la sua autentica musica, il pensiero potrà raggiungere il massimo della propria potenza, solo così potrà manifestarsi in corpo e anima per continuare a svolgere il suo compito primordiale: scuotere la coscienza umana.


Purtroppo la critica poetica che si scrive oggi rivolge la sua attenzione ad aspetti secondari. In genere si tende a porre l'accento sulla tematica come se si trattasse dell'elemento più importante della creazione poetica, ma la tematica non lo è, poiché non costituisce una categoria estetica, e anche l'argomento più insignificante, quando è trattato in maniera squisita, può trasformarsi in buona poesia. Tuttavia la bellezza deve essere il fondamento e l'obiettivo principale della creazione estetica oltre che il nucleo dell'attività creatrice.

In natura la musica, il canto - voce comune a molte specie - nasce prima della parola; dopo molto tempo dal palpitare dei primi canti degli uccelli sgorgò nell'uomo la parola. E ancora più tardi il verso, il suo canto, nel quale l'uomo trova la condizione musicale della sua voce.

Due sono gli aspetti essenziali che dobbiamo sottolineare nella genesi di ogni poesia. Un primo aspetto naturale e misterioso, che promana dal mondo sommerso della coscienza, e che contiene due elementi imprescindibili che costituiscono l'essere germinale o poema: l'idea e la sua musica. E un secondo aspetto -a dire meglio temporale - che sorge nel mondo visibile della coscienza e che è legato all'umano: la poesia.

Questo secondo aspetto, la poesia, si manifesta quando la sensibilità del poeta che riceve la misteriosa e naturale prima rivelazione - il poema - agisce, elabora, sviluppa e cesella i diversi aspetti che conferiranno esistenza materiale all’ essere germinale che gli è stato rivelato; e che sarà, al pari del primo, modellato dall'idea e dalla sua musica.

Questo aspetto umano si elabora palesemente a livello cosciente della sensibilità del creatore e la sua bellezza dipende dall'uso estetico che egli fa della lingua. Lì i profili acustici e sonori della parola, del verso, devono essere amalgamati dal creatore fino a quando non si fondano con l'idea, con il valore semantico della parola. Lavorare, ridurre e cesellare la parola fino a raggiungere la piena armonia del canto e dell'idea: ecco la missione estetica del poeta.

Dobbiamo tener conto del fatto che queste "note musicali", o sillabe elementari che formano le parole, si snodano - proprio come la musica - nell'ambito della temporalità, a causa delle molteplici proprietà acustiche specifiche che le costituiscono. Per questo le parole nella poesia devono essere adeguatamente soppesate e poi accuratamente scelte finché tutte non siano musicalmente armonizzate fra loro e armonizzate con la loro sorgente madre, il poema.

Solo in questo modo e a condizione che operi un poeta sensibile e dotato di orecchio raffinato e squisito, il pensiero può cercare e trovare la sua adeguata condizione musicale.


Pertanto, mentre il creatore realizza il suo arduo lavoro intonando pensiero e parola, l'altro grande pentagramma, il poema, origine ed essenza della composizione, aspetta in silenzio le sue note maestre e la sua idea, nell'attesa di trovare un'appropriata creazione poetica umana e incarnare in essa la sua bellezza. E la incarnerà soltanto quando queste voci sillabiche e il pensiero arrivano a formare parte inseparabile di quell' armoniosa musica originale e fino a quel momento sfuggente. Voce che una prima volta parlò al poeta: il suono originale che gli dette la vita e l' idea primordiale che in essa incontrerà la sua esistenza terrena.

Questo suono-idea (germinale e primigenio) si trasformerà grazie alla parola in singolare creatura spirituale percettibile, e si ergerà a coerente creatura pregna di significato e di perfezione sonora, formando così l'irriducibile poema che incarnato nella poesia palpiterà all'unisono con quella grande nota universale che lo contiene. Solo allora potranno unirsi il mondo umano e quello sovrumano per formare un unico cosmo a cui inesorabilmente entrambi appartengono: il mondo vibrante dell'armonia universale.

Così come la musica originale che scorre dai piani superiori della creazione si annida nel cuore del compositore musicale che la riceve e la riversa sul pentagramma che compila con le sue mani, così da quegli stessi piani, attraverso un poeta sensibile, discenderà la musica del grande poema originario, incarnandosi nella sua nuova esistenza terrena.

Il poeta, da quel compositore musicale che è, cerca di amalgamare la sovrumana musica originaria del poema con le parole sonore e umane del verso terreno, per formare con entrambe un potente corpo vibrante, un solo essere. Solo così, dalla fusione di questi due aspetti sonori, il poema si incarnerà nella poesia.

Ecco la grande differenza fra versificatori e poeti. I primi riescono solo ad afferrare un certo numero di intonazioni elementari che fuoriescono dal derma del gran poema, ma solo i poeti sensibili e dall'orecchio raffinato sono quelli che riescono ad racchiudere nei loro versi terreni la totale e singolare bellezza del poema.

La voce umana è lo strumento musicale per eccellenza. Nessuna nota, nessuna musica eseguita da un qualsiasi strumento produce un'emozione più sublime di questa singolare voce.

Un intenso piacere riceve quell'anima che ascolta una voce dotata di un timbro acuto quale quello di un soprano. È sufficiente rievocare le emozioni che risvegliarono nel pubblico i castrati dei secoli scorsi per saperlo. Come Farinelli, che con le sue estese, forti e pure note riuscì a commuovere le folle.

C'è però una grande differenza fra queste voci privilegiate e la Voce solitaria della poesia.

La poesia, il verso, è parola, è musica, ma a differenza delle voci del canto, ha come collante,come materia prima per creare la sua atmosfera musicale, la sua voce sommessa e solitaria, la parola. Voce che è sola, che non si avvale di nessun artificio strumentale o vocale per sostenere la propria bellezza. E neppure gode del privilegio di una soprana tenerezza che la nutra e la sostenti.

Il poeta non dispone di altro privilegio musicale se non quello della parola solitaria che sgorga dal suo parlare quotidiano. Senza astuzie, il poeta deve sostenere la propria creazione con la musica semplice delle sue parole. La poesia deve raggiungere la bellezza sonora che contraddistingue il gran poema, da sola, basandosi sulla sostanza. Deve offrire le sue verità di contenuto estetico grazie alle armonie sonore che formano le parole e all'uso misurato e delicato della retorica; soltanto con l'aiuto di questi scarni strumenti deve riempire il pentagramma di ritmi e cadenze e silenzi, fino a raggiungere l'anelata bellezza.

La poesia deve raggiungere la propria meta e trasmettere le proprie emozioni con i puri e semplici suoni naturali che formano le parole della lingua nella quale si scrive. È così sola la poesia.

Per questa condizione di solitudine, semplicità e naturalezza la poesia è un canto che può essere intonato da qualsiasi voce. Non è necessario avere una preparazione musicale speciale per cantarla; essa manca di artifici, si nutre delle parole semplici, della voce comune e quotidiana della vita di ogni giorno. Sarà forse per la condizione semplice e comune che possiede che abbiamo perduto l'orecchio musicale che la buona poesia richiede. Sembra che si sia persa la facoltà che ci permette di distinguere la bellezza nascosta nel suo canto. È così sola la poesia.

Così come il compositore musicale trasferisce sul pentagramma le idee, i paesaggi e le emozioni, aiutato da una successione di note, pause, silenzi e armonia - propria della sua tecnica musicale - per riuscire a ricreare nella nostra mente l'immagine viva del mondo intangibile nel quale vide la musica sorgere, nello stesso modo anche il poeta, di fronte all'assenza delle combinazioni infinite di suoni di cui i musicisti dispongono, deve avvalersi solamente del valore musicale delle parole e del significato semantico che esse contengono. Con questo soltanto deve riuscire a incarnare le emozioni delle immagini creatrici di quel mondo ineffabile in cui vivono e si manifestano gli archetipi che formeranno e alimenteranno il nostro futuro.

Dobbiamo capire che l'Idea giunge alla poesia con la sola speranza di trovarvi una Voce che la contenga. Però l'Idea deve reclamare per sé una parola degna, limpida e cristallina. Questo richiede, perché solo così potrà assolvere il suo compito e incarnare in questo mondo la luce del pensiero latente nel cosmo degli splendori, il cosmo dove si delinea, si concepisce e abita la vita e la bellezza.

Come il musicista creatore, con le immagini musicali delle sue composizioni, ci trasporta nel mondo delle emozioni, così il poeta, attraverso la sua musica semplice, ci trasporta in quel mondo ideale in cui abita la bellezza.

Il resto, quella successione di parole belle e risonanti, piene di " gelida e laboriosa vacuità", che pretendono di prendere vita attraverso gli artifici con i quali oggi si scrive poesia, altro non sono che scheletri morti che mai hanno aggiunto neppure un triste osso ai mondi sovrumani nei quali abitano le ineffabili realtà del poema.

Quelle sono "composizioni" concepite nei piani bassi della mente umana: strumento imberbe che mai ha posato l’occhio sulle sfere dell'idea e della bellezza, inenarrabile ambito nel quale è solita pascere la poesia. Quelle sono soltanto un "erbario di metafore e arguzie", di parole formate da " ingegnosi versi" che non hanno mai neppure immaginato il suono originale del gran poema che le celebra.

Come disse Borges di Baltazar Gracián:

Emblemi, labirinti, bizzarrie,
gelida e laboriosa vacuità
fu la poesia per questo gesuita
che la ridusse a qualche stratagemma.

In lui non vi fu musica, ma un vano
erbario di acutezze e di metafore,
e la venerazione per le astuzie
e spregio per l'umano e il sovrumano.

Il poeta deve stare sempre attento allo squillo di tromba che percepisce in un vento leggero, capriccio di qualche dio vanitoso e avaro che ha deciso di rivelarsi con la sua lira a livello terreno per incarnare gli archetipi con cui si nutriranno questi mondi di materia. E sarà solo sugli esseri sensibili, dall'orecchio fine e attento alla lira degli dei, sarà sopra di loro che discenderà la divina emozione della musica e l'idea.

Se non abbiamo capito la fatale essenzialità della musica nella poesia, è perché abbiamo perso il senso del sublime, dell'immacolato, del divino. È perché abbiamo perso la sensibilità, la percezione dell'armonia universale. Forse perché abbiamo creduto essere noi stessi la fonte dell'ispirazione.

" Che le parole siano scritte dalla musica" disse Mozart. Che la pittura, la scultura... che l'arte... sia "scritta" dalla musica! La musica (il verbo) è l'armonia primordiale e primigenia che si stempera in torrenti di armonie lungo tutte le vene dell'arte e della natura fino a rimanere plasmata in tutte le loro manifestazioni.

Il poeta deve essere uno strumento raffinato e attento, disposto ad ascoltare la musica annunciata dall'urgenza di una voce che anela a cantare la Terra. Il poeta, l'artista, è il cronista, l'interprete sensibile di quella divina emozione, è colui che sviscera l'enigma che gli dei hanno voluto trasmettere. E sarà il poeta l’oggetto di questa divina scelta, nella misura in cui il suo orecchio musicale è sintonizzato con il canto che abita nelle sfere.

La più nobile finalità della poesia e della musica è stimolare il pensiero. E il pensiero si stimola soltanto quando vengono toccate le strutture portanti dell'uomo: l'emozione e la ragione. È l'idea che arriva al poeta e alla sua poesia per manifestarsi fra gli uomini, ma l'idea potrà cavalcare su questa terra solo un degno destriero, una voce armoniosa che la valorizzi.

È attraverso la musica e il suo divino verbo che gli dei ci offrono il dono della creazione, e solo in essa, nella musica, dimora l'imperscrutabile principio delle cose e la fonte creatrice della vita che impregna tutta la materia.

Solo la musica con le sue armonie può plasmare nel mondo materiale le emozioni archetipiche che abitano i piani superiori della natura, solo la musica è stata indicata dagli dei per rivelare i loro spaventosi segreti. E gli dei, sempre avari, sono soliti sussurrare solamente alcune note del loro canto, del loro gran poema.

Per questo motivo qualsiasi arte - plastica o meno - riposa nelle armonie e nelle proporzioni la cui origine fondamentale si trova nella voce delle matematiche divine e nella sua condizione di irriducibilità. Ed è in questo insuperabile Universo - verbo unico e armonioso - nella sua musica, che semplicemente abita la bellezza.

Il poeta è lo strumento di una Voce che raggiunge la terra seguendo la sua Idea e di un’Idea che raggiunge la terra seguendo la sua Voce. E dal loro terribile divino e umano reincontro, irriducibile e l’unico possibile, nasce l'incarnazione del Poema. Di questo, e non d'altro, tratta ला poesia

1 comentario:

  1. Hola Guido! Un placer ver mi traduccion al italiano de tu ensayo :-)
    Un abrazo.
    Maria Antonietta Ferro
    www.holanuevomundo.blogspot.com

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